IL MIO BLOG SU OPENMONDO.COM!

Sono lieta di informarVi che da oggi il mio blog è entrato a far parte di Openmondo.com una community nella quale si possono trovare informazioni, suggerimenti e curiosità relative a qualsiasi posto in Italia e nel Mondo scritte da esperti locali.

Una vasta guida turistica on line nella quale, alla voce Bologna, ci sarà il mio faccione ed il link a questo blog, che potete vedere in anteprima qui.

 

FAMO A CAPISSE

Famo a capisse è una frase che amo molto perché in un mondo in cui siamo circondati da parole, post, proclama, diktat e milioni di bla, bla, bla e in cui tutti parlano ma pochi ascoltano, con l’uso di sole tre parole, puoi far passare il seguente messaggio: “Fermati, guardami, sturati le orecchie, ascolta bene ciò che ti sto dicendo ed immagazzinalo perché non te lo ripeterò più.”

FAMO A CAPISSE.
I social esistono ormai da parecchi anni. Internet, Whatsapp, Telegram, Messenger, la geolocalizzazione e ogni altra diavoleria (come direbbe mio nonno) non solo non hanno più segreti ma vengono utilizzati ormai da chiunque per chiunque.
Scriviamo all’avvocato su Whatsapp per chiedere un parere, su Messenger fissiamo appuntamenti con l’estetista, su Facebook chiediamo consulti medici, su Twitter cerchiamo la casa vacanza.
Internet è il nostro burattino e i vari dispositivi sono i fili che, con grande maestria, noi muoviamo, senza regole e senza misura, raggiungendo chiunque e qualunque cosa.
In questo rapidissimo evolversi delle nostre abitudini, tutti quegli atteggiamenti e quei modi di dire e fare, una volta prettamente riservati all’ambito strettamente confidenziale, sono diventati universali, dei passepartout che aprono qualunque porta senza preoccuparsi di concetti come privacy, educazione, rispetto e legalità.

Ma FAMO A CAPISSE.
Il fatto che si possa fare tutto, non significa che si debba fare tutto.
Il fatto che io abbia il numero di cellulare di un professionista, non significa che possa chiamarlo a qualsiasi ora del giorno o durante il week end.
Il fatto che il mio smartphone mi consenta di agganciarmi al Whatsapp del dottore, non significa che io possa chiedere un consulto mandando un messaggio di 78 righe come se scrivessi sul forum di AlFemminile.com.
Il fatto che un social chiamato Facebook ci chiami “amici” nonostante ci si conosca tramite la condivisione di un “Buongiornissimo, kaffèèè?” e una foto profilo, non mi autorizza a scriverti in privato per chiederti che lavoro fai e quanto guadagni.
Il fatto che io decida di inserirmi in una chat della classe o dell’asilo non significa che debba intasare la chat stessa di messaggi polemici lunghi quanto un romanzo breve perché dall’astuccio della mia Domitilla è sparita una gommina dei topi del Parmareggio o per scambiarmi la ricetta del polpettone in ventisette varianti.

La goccia che ha fatto traboccare il mio vaso ormai stracolmo, è stato questo episodio. Oggi ho letto di una mamma che, pensando di fare una cosa utile, ha inviato alla chat dell’asilo una foto della sua bimba per mostrare che aveva avuto una dermatite da contatto. Il suo (nobile) intento era, semplicemente, quello di avvisare i genitori nel caso notassero gli stessi segni sul corpo dei loro bimbi. Queste foto sono uscite dalla chat dei genitori della classe e sono state inoltrate a chiunque. Di chat in chat, sono state diffuse per tutta la scuola creando allarmismo. Senza contare il fastidio di essere fermata per strada da sconosciuti che le chiedevano come stava la bimba dopo aver visto le foto (sigh!). Lei ha reso pubblica la vicenda ed è arrivato l’immancabile commento che diceva così: “Basta non condividere i cazzi propri. Adesso lo hai imparato.”

Allora FAMO A CAPISSE.
Deve essere per forza così?
Siamo sicuri che basti sempre e solo dire: “Lo hai fatto tu, la colpa è tua?”
Il buonsenso ed il rispetto dove li mettiamo?

Siamo per caso animali, pecore, automi che necessitano di essere sgridati, minacciati, puniti, messi in riga altrimenti siamo autorizzati a dire e fare sempre e solo quello che ci pare?

Abbiamo bisogno di una legge che ci dica che siamo dei delinquenti se scriviamo “cagna” sotto alla foto di una ragazza scollata su Facebook?

Abbiamo bisogno di sentirci dire due, tre, quattro volte di non chiamare all’ora di pranzo o cena al cellulare delle persone?

E’ vero, noi siamo responsabili di ciò che diciamo, postiamo, facciamo.
E’ vero, rendere pubblico un pensiero o un’immagine è come mettere una barchetta di carta su un corso d’acqua: una volta lasciata andare, non potremo più controllarla e prevedere quale sarà la sua sorte.
Ma è anche vero che il fatto che si possa fare tutto non significa che si debba fare tutto.
Non è troppo tardi per capirlo.

Famo a capisse.

AGNESE, IL RACCONTO CHE INAUGURA LA COLLANA UNDICIMINUTI DI GEMMA EDIZIONI

Ho l’onore e l’immenso privilegio di inaugurare Undiciminuti, la collana di e-book di Gemma Edizioni con il racconto Agnese, già disponibile su Amazon ,  bookrepublic.it , Mondadori Storefeedbooks. com e tra pochissimi giorni anche sul sito www.gemmaedizioni.it al costo di € 0,99.

AGNESE
Dopo la morte della nonna, Agnese diventa l’unica erede di un amore segreto e travolgente.
Un lascito difficile da gestire, un racconto delicato sulla perdita e la riconquista dei sentimenti.

Perché sua nonna le aveva lasciato quella scatola? Che cosa conteneva? E perché non gliene aveva mai parlato? La morte era giunta improvvisa ed era quindi evidente che quel pacco fosse stato preparato in tempi non sospetti affinché l’anziana donna fosse certa che arrivasse nella mani della nipote.
Tirò lo spago avvolto intorno alla scatola ma era annodato con forza e servirono un paio di forbici per tagliarlo. Uno spesso scotch da pacco, poi, sigillava ogni possibile apertura. Probabilmente la nonna temeva che qualcuno tentasse di dare una sbirciata al contenuto. La curiosità di Agnese aumentò, cosa ci poteva essere lì dentro di così prezioso?

(AGNESE, Federica Caladea)

LUMINESCE DI JEUNESSE

Come combattere i segni del tempo?

I filtri di Instagram ci hanno abituato fin troppo bene perché ci consentono di eliminare le nostre piccole odiosissime rughe e di dare una luce nuova al nostro viso. Ma che succede quando dobbiamo uscire ed affrontare la dura realtà o i tag alle foto degli amici di Facebook che, a tradimento, ci ritraggono senza neppure un effetto sfocato?

In attesa della crema miracolosa ringiovanente-piallante-fammi-tornare-ai-ventanni, l’unica cosa da fare è continuare a cercare il prodotto che meglio si adatta alla nostra pelle, farci consigliare, scambiarci impressioni.

Oggi quindi vi parlo di LUMINESCE CELLULAR REJUVENATION SERUM della JEUNESSE  , un siero che riduce la comparsa delle linee sottili e delle rughe, rivitalizza ed illumina la pelle del viso.

Sono sufficienti pochissime gocce (e meno male dato che la fascia di prezzo è medio-alta), da applicare la mattina prima della crema idratante.

L’effetto non è immediato ma devo dirvi che, dopo qualche giorno di applicazione, ho notato la differenza. Il viso appare più disteso, uniforme e luminoso.

Per info: Instagram e Facebook 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MAMMA, LA DIETOLOGA ASSEGNATA D’UFFICIO

Le nonne si sa, sono fissate con il cibo. Pare che, dalle quantità che ingurgitiamo ogni giorno, dipendano tutti gli equilibri del mondo.
Per loro siamo sempre sciupate. L’unica volta che mia nonna mi disse di vedermi bene fu quando ero incinta e avevo 25 chili in più.
Ora che lei non c’è più, la dietologa che mi è stata assegnata d’ufficio è mia madre, la quale convoglia sull’alimentazione qualunque mio stato psico-fisico.
– Sono stanca.
– E’ perché mangi poco.

– Ho mal di testa.
– Perché mangi poco.

– Ho mal di pancia.
– Mangi poco.

– Mi fa male una caviglia.
– E’ perché mangi poco.
– Scusa ma cosa c’entra con il male alla caviglia?
– Ti nutri poco, sei carente di vitamine e calcio, il calcio serve per rinforzare le ossa perciò se hai le ossa deboli è perché mangi poco.

Il cibo, in una famiglia come la mia in cui mamma adora cucinare, è sempre stato il motore della quotidianità familiare, il nucleo intorno al quale ruotava la nostra esistenza.
Alle otto della domenica mattina, la casa era già un concentrato di odori vari, che cambiavano a seconda della stagione, ad eccezione di uno, immutabile e resistente a qualsiasi variazione climatica: il soffritto.
Ho vissuto tutta la mia adolescenza con un incubo costante che si verificava puntualmente, alle sette della mattina, mentre facevo colazione. Il domandone fatidico: “Cosa vuoi mangiare a pranzo?
Ora voi capite che nella fase adolescenziale, tra il turbinio di ormoni, la musica orrenda sparata nelle orecchie, l’uscita pomeridiana con la Giò, la Baby, la Francy e la Lety e il diario segreto da riempire di stickers e foto di Tom Cruise (era la fase Top Gun), l’ultimo dei miei problemi fosse cosa mangiare a pranzo.
Inutile dire che la mia risposta era sempre la stessa: “Non lo so, quello che c’è!”
Tuttavia, per mia madre, quella risposta era inaccettabile. Il punto è che lei sentiva questa esigenza di variare il menu due volte al giorno e sperava che, con le mie richieste, potessi suggerirle delle idee.
Io. Che a dodici anni conoscevo l’esistenza di quattro tipi di cibo solido: pasta, pane, carne, verdure (e per verdure intendo tutta la roba verde che sta nel reparto orto-frutta) e credevo che si mischiassero tra loro grazie a qualche sorta di rito magico.
Ecco, se io rivolgessi questa domanda ai miei figli e loro mi rispondessero così, sarei la donna più felice del mondo. Io però non glielo domando. In primo luogo perché tra i miei tanti talenti non c’è quello di saper cucinare quindi il mio menù è vario quanto quello della paninoteca di una stazione di servizio. In secondo luogo, mi arriverebbero richieste assurde di hamburger a tre piani più patatine fritte, cotolette fritte fritte, lasagne fritte, trionfo di fritti.
E poi, mi sono ripromessa di non tormentare i miei figli con “Hai mangiato? Cosa vuoi mangiare? Perché mangi poco?” essendo una fervente sostenitrice del detto Bambino che non mangia, ha già mangiato o mangerà. Il cibo non può monopolizzare il dialogo tra madre e figli come accadeva a me.
Quando il mio bambino, come è accaduto oggi, verrà a casa e sentendosi pronto per un dialogo adulto mi chiederà:
“Mamma cos’è il sesso?” io gli risponderò:
“Hai mangiato? Cos’hai mangiato?”.

 

LASCIATE STARE OSCAR WILDE: IL BLOG PER CHI AMA LA LETTURA

Sono lieta di comunicarVi che oggi sul blog Lasciate Stare Oscar Wilde c’è un post a me dedicato.

Racconto la mia esperienza come scrittrice, la pubblicazione dei racconti in NVite e N+1Vite e la mia passione per le storie e la scrittura.

Se amate leggere, non potete non seguire Lasciate Stare Oscar Wilde (li trovate anche su Facebook e Twitter ), un gruppo di lettura di Milano nato da due menti femminili bionde e geniali, giusto per citare la loro presentazione, che ogni mese propone un libro da leggere e fissa una data per poterne parlare.

Il blog nasce per dare la possibilità a tutti i non milanesi di partecipare attivamente al gruppo di lettura, leggendo i libri proposti e scrivendo le proprie impressioni.

Colgo nuovamente l’occasione per ringraziare Lasciate Stare Oscar Wilde per avermi dato la possibilità e il privilegio di essere loro ospite.

Buona lettura!

 

 

 

 

 

 

GABRIEL, IL TOY BOY DI SILICONE *

E’ arrivato Gabriel e la vita di molte donne non sarà più la stessa.

Chi è Gabriel? Un ragazzone belloccio, dagli occhi azzurri e dal fisico atletico, che soddisferà le vostre voglie più intime alla modica cifra di cinquemila euro.

Sì, avete letto bene, per cinquemila euro potete portarvi a casa un uomo di nome Gabriel o, più nel dettaglio, un vibratore con un uomo intorno.

No, non sto parlando di un gigolo ma di un sexy toy boy. Letteralmente. (trovate l’articolo ed il video qui).

Gabriel, infatti, è un pupazzo (?), manichino (?), uomo (?) di silicone. Ma non chiamatelo bambola gonfiabile perché potrebbe offendersi. Gabriel è ultra sofisticato: ha una temperatura corporea, i peli, respira e, all’occorrenza, parla.

Ora, prima di gridare allo scandalo e di giudicare le donne che faranno un simile investimento, vorrei invitarvi a riflettere su alcuni punti.

Siete sicure che stare con Gabriel sia così disdicevole?
Insomma, nella quotidianità non viviamo situazioni più disdicevoli?
Tipo quello che dopo essersi rivestito, mentre voi siete ancora sognanti sul letto, ci tiene a precisare che “non state mica insieme e comunque lui si vede anche con altre donne ah ma come mi sembrava di avertelo detto”.
O quell’altro che vi chiede se vi è piaciuto, se siete venute, se è stato bravo.
O ancora quello che, subito dopo il sesso, vi racconta della tizia che si è fatto la settimana prima.

E non venite a dirmi che la donna ha bisogno di accendersi intellettualmente, che ha bisogno della dialettica perché, sì, se volete innamorarvi occorre molto più di un corpo ma, per favore, liberiamoci da questo retaggio culturale, e ormai quasi inesistente, che vuole che la donna non abbia pulsioni sessuali se non legate all’innamoramento. E’ la natura, è l’istinto primitivo, chiamatelo come volete ma ce l’abbiamo anche noi e, d’accordo, siamo ancora molto indietro e, pur essendo nel 2017, non sempre possiamo dichiararlo apertamente senza essere additate come zoccole ma, almeno, ammettiamolo con noi stesse.

Quindi, trovate ancora che sia così disdicevole?

Senza contare che Gabriel non giudica: la panzetta, il buco di cellulite, la tetta moscia.
Per la verità, in quei precisi momenti, neppure l’uomo in carne e ossa lo fa, ma questa è una verità che non riusciamo a comprendere, prese come siamo, dal voler apparire sempre perfette anche in momenti in cui dovremmo lasciarci totalmente andare.
E forse è questo il vero problema di molte donne: l’incapacità di lasciarsi andare.

Allora ben venga Gabriel che potrà aiutare le donne a conoscere meglio se stesse e al quale, se vorranno, potranno finalmente dire spontaneamente: “Sì, mi è piaciuto.”

(*post a contenuto ironico, astenersi perditempo e code di paglia.)

  foto tratta dall’articolo di Blitzquotidiano.it

 

IL PRODOTTO DEL MESE: CRYSTACIDE IL DISINTEGRA BRUFOLI

Che cos’è che succede regolarmente la sera prima di un appuntamento importante, di una festa o di un colloquio di lavoro?

Esatto, arriva lui, il maledetto brufolo. Naturalmente, per le occasioni speciali anche lui non vuole essere da meno perciò decide di posizionarsi in punti strategici quali la punta del naso, il mento o in mezzo alla fronte. Inoltre, essendo sua intenzione essere ben visibile e farti vivere nel disagio e nell’imbarazzo, non si limita ad essere un modesto puntino rosso ma si trasforma in uno di quegli enormi bozzi sottopelle, che fanno male anche se non li tocchi e che, se provi a schiacciare, triplicano il proprio volume diventando dei bilocali pronti per essere subaffittati.

Bene, da oggi il brufolo pre-evento non sarà più un problema perché esiste una crema miracolosa che i brufoli li disintegra: si chiama Crystacide crema (Guliani Spa) e la potete acquistare in farmacia.

Ne va messa una montagnetta sopra il brufolo – meglio la sera, prima di andare a dormire – e la mattina dopo: PUF! il brufolo non c’è più (beh dipende anche dalle dimensioni, magari i bilocali sono tornati ad essere piccoli bozzi innocui).

Certo, l’idea di girare per casa con delle montagnette di crema bianca sulla faccia non è entusiasmante ma quando vedrete di che miracoli è capace, accetterete di buon grado il piccolo sacrificio.

 

 

 

GUARDA, AMORE, COME TI SCARICO

Sentite, parliamoci chiaro.
Le storie d’amore finiscono e finiscono per mille ragioni: complicate, banali, dolorose e, a volte, pure stupide. Ognuno è libero di alzarsi la mattina e dire “Sai che c’è? Basta.”
Certo, non è facile. Guardare negli occhi una persona con la quale si è condiviso qualche mese, un anno oppure una vita e darle una notizia così dolorosa, anche se attesa, richiede una buona dose di coraggio e molta intelligenza.
La totale assenza di queste due qualità genera, invece, una serie di soggetti che si possono suddividere in almeno cinque categorie che vi vado ad illustrare:
5.IL PRAGMATICO
I sentimentalismi, le frasi ricercate, i giri di parole non fanno per lui. Normalmente lascia con un messaggio via WhatsApp e, dato che è pragmatico e sa che una volta premuto il tasto invia non vi sentirà mai più, blocca pure il vostro numero. Così, una volta ricevuta la bella notizia, volendo ripagare con la stessa moneta, passerete le successive ore a studiare la risposta d’effetto e quando, finalmente, con le dita tremanti sul display la invierete, scoprirete che vi ha bloccato come un operatore di call center molesto. A quel punto il vostro umore sarà più o meno quello di un puma mestruato e, se vorrete l’ultima parola, l’unica possibilità che avrete, sarà scrivergli quella riposta sulla portiera della macchina con le chiavi.
4.L’ANALISTA
Lui deve sviscerare tutto. Analizzare ogni fatto, i segnali, i vuoti, le frasi interrotte, i significati nascosti.
In sostanza ha trovato un’altra con le tette più grosse ma non può dirvelo perché lo scopo dell’analista è quello di uscirne pulito, sempre e comunque. Normalmente vuole parlarne a cena, davanti ad un bicchiere di vino. I bicchieri diventano tre, il nostro stato confusionale aumenta, siamo stordite, intontite, poco lucide e lui parla, parla, parla. I vuoti, i segnali, le frasi interrotte, le differenze caratteriali che emergono prepotentemente ed evidenziano la diversa capacità di reazione di fronte agli imprevisti della vita.
Qualche giorno dopo, con una maggiore lucidità mentale, analizzando la conversazione con un leggero distacco capirete che dietro la frase “le differenze caratteriali che emergono prepotentemente ed evidenziano la diversa capacità di reazione di fronte agli imprevisti della vita” significa semplicemente “Ho trovato un’altra con le tette più grosse”.
3.LA CELLULA DORMIENTE
In pratica consiste nel comportarsi come una merda umana fino a quando l’altro, esasperato, non si prende il disturbo di mettere la parola fine alla relazione.
Non si è ancora capito se la motivazione che spinge una persona ad adottare detto metodo sia la codardia o la pigrizia. Attendiamo risposte dalla comunità scientifica.
2.L’ALTRUISTA
Questa categoria è un evergreen. E’ come il tubino nero, ce l’abbiamo tutte.
L’altruista è il produttore delle celebri frasi: “Non sei tu, sono io”, “Sei una persona speciale, meriti di più”, “Sono in crisi con me stesso, non so quello che voglio”.
Nonostante l’altruista sia tra le categorie meno credibili, più inflazionate e maggiormente derise, resiste nel tempo. E’ come il topo, ha la capacità di adattarsi ad ogni cambiamento climatico e ambientale.
1.L’ILLUSIONISTA
L’illusionista è il mio preferito. Spero davvero che qualche scienziato si stia occupando di questa categoria, che stia studiando come vivono, di cosa si cibano e soprattutto che cosa accada nel loro cervello quando dicono “Ti amo, a domani” e poi spariscono nel nulla cosmico.
L’illusionista fa proprio questo. Scompare e riappare a suo piacimento. Oddio solitamente è più facile che scompaia e basta. Roba che bisognerebbe denunciarlo per procurato allarme. La sera ti bacia, fa all’amore, ti dice che per il week end ti vuole portare in un posticino carino fuori città e tu lo saluti, ignorando che sarà l’ultima volta che lo vedrai. Nessun messaggio, nessun biglietto, niente. Penserai all’incidente, al rapimento da parte degli alieni, alla perdita improvvisa di memoria ma mai che sia potuto sparire così.
Ancor più subdolo è quello che ogni tanto ricompare. Quello che senza il minimo rimorso, senza il minimo imbarazzo, diciamo pure con la faccia come il culo, vuol tenere il piedino in mezzo alla porta perché non si sa mai. L’illusionista subdolo riappare, solitamente dopo una quindicina di giorni circa, sotto le più disparate forme. Una volta è un like sotto la tua foto di una tartare su Facebook, un’altra un cuore su Instagram e dopo un paio di mesi, è addirittura capace di inviarti un “Hey come stai (emoticon deficienti)? ” su Whatsapp.
L’illusionista non va solo ignorato. Va isolato, bloccato, segnalato, dimenticato e spedito nel cyberspazio.

LA PROVA COSTUME? PENSIAMOCI ORA

Una cosa in tanti anni l’ho imparata: la preparazione della prova costume inizia nel momento in cui la prova costume è una lontanissima minaccia.
E per due motivi. Uno, ben noto, riguarda il fatto che un esercizio e un’attenzione costante e duratura nel tempo, anche se minima, porta dritte dritte al traguardo prefissato. Due, non meno importante, è il risparmio economico. Sono diversi infatti i pacchetti ultra convenienti che centri di bellezza e palestre offrono in questo periodo.

Un esempio è il centro Timodella che è sempre all’avanguardia sul fronte della cura del corpo con macchinari innovativi, personale altamente specializzato e un’attenzione per le singole esigenze della clientela che li rende davvero speciali. Frequento questo centro dall’ormai lontano 2012 e parlo con cognizione di causa.

Proprio perché al centro Timodella mi conoscono bene, sanno quanto io sia pigra e voglia ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Bene, se siete come me, vi dico solo una parola: T-TONE.

Il T-Tone è un elettrostimolatore medicale avanzato (non lo trovate nei centri estetici per intenderci) che permette di personalizzare il programma di lavoro a seconda delle proprie esigenze. Si differenza dai comuni elettrostimolatori in quanto, oltre all’utilizzo dei raggi infrarossi per aumentare la vascolarizzazione e quindi l’apporto di ossigeno ai muscoli, prevede l’applicazione di creme tonificanti che, grazie al calore dei raggi infrarossi che dilata i pori della pelle, riescono ad agire con maggiore efficacia.

Si tratta di un trattamento perfetto per le persone pigre come me che preferiscono far lavorare i muscoli senza muovere un muscolo ma anche per chi, avendo problemi alle articolazioni o alla schiena, non può compiere sforzi. Perfetto inoltre come ginnastica post parto per tonificare i muscoli dell’addome.

Ovviamente il trattamento non ha alcuna controindicazione, richiede solo un po’ di tempo a disposizione – una seduta dura all’incirca 45 minuti – e costanza (inizialmente due sedute alla settimana, poi una per il mantenimento).

Il T-Tone è solo uno dei tanti trattamenti per perdere peso e tonificare che trovate nel centro Timodella. Se invece siete magre e toniche (beate voi) e volte solo essere belle, sappiate che il centro ha anche un’ampia area dedicata ai trattamenti estetici per viso e corpo (cerette, massaggi, radiofrequenza, pulizia viso e tanto tanto altro).

Info: Timodella Bologna

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Seduta di T-Tone
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T-Tone

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