QUANDO MI DISSERO: VOLA BASSO

Parlo raramente del mio lavoro anche perché il diritto civile non offre storie degne di nota soprattutto quando ci si occupa di recupero crediti o contratti. Diverso è il caso della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, un campo che ho sempre seguito con maggiore attenzione e passione.

Si tratta di una buona fetta del diritto civile che va dalla tutela del consumatore (una vacanza rovinata, l’acquisto di un veicolo usato, problemi con la telefonia), alla responsabilità professionale medica (un intervento chirurgico mal eseguito), alla richiesta di risarcimento dei danni subiti a causa di un allagamento provocato dal vicino del piano di sopra.

Oggi vi voglio raccontare di un mio piccolo, grande successo al quale credevo solo io. Oddio, in realtà ci credeva anche il cliente ma la maggior parte dei clienti crede di aver ragione anche quando è nel torto, quindi fa più scena se vi dico che ci credevo solo io.

La storia è molto semplice. La cliente ha un’agenzia di viaggi. Un giorno decide di passare ad altro operatore telefonico perché più conveniente ma qualcosa non va e le cinque linee telefoniche non funzionano. In pratica solo una linea è funzionante e quando quella è occupata (praticamente sempre), l’agenzia risulta irreperibile. Tutti i reclami al servizio clienti finiscono nel nulla. Passano le settimane, la titolare è disperata, i clienti le scrivono email inviperite in cui le danno della poco seria, della buffona e dichiarano di rivolgersi ad altra agenzia. Insomma un disastro.

La titolare viene quindi da me. Promuovo immediatamente un ricorso d’urgenza per chiedere la disattivazione delle linee. Passano un paio di mesi (il termine “urgenza” è relativo soprattutto in tribunale), otteniamo la disattivazione e la cliente può finalmente rivolgersi ad un altro gestore telefonico. Intanto però è rimasta sei mesi senza telefono e i danni sia economici che all’immagine professionale sono evidenti.

La cliente è disponibile ad accettare una somma “simbolica” di poche migliaia di euro pur di chiudere la vicenda ma la compagnia telefonica rifiuta categoricamente (pure in maniera sgarbata e arrogante). La causa civile è, a quel punto, inevitabile.

Passa qualche anno – le cause in tribunale durano in media dai tre a cinque anni -. Come spesso accade, col tempo la rabbia del cliente si trasforma in frustrazione ed iniziano le consuete domande: “Ma quanto ci vuole? / Forse dovevo chiedere meno / E se perdiamo?”. A questo si aggiunga che la cliente nel frattempo si fidanza con un collega, il quale (poco correttamente) manifesta grosse perplessità sulla causa e sulle mie richieste mettendomi, inevitabilmente, in cattiva luce. Insomma il messaggio che passa è che sì, abbiamo ragione, ma cosa ci aspettiamo? Anni di causa e se ci riconoscono quattro, cinquemila euro ci dobbiamo baciare i gomiti. Vale la pena investire tempo e denaro per una somma del genere?

Io rispondo: sì.

Arriva la sentenza. La compagnia telefonica è responsabile e deve risarcire il danno. Il danno da risarcire ammonta a 100.000,00 euro oltre spese legali.

Sì avete letto bene: centomila euro.

Io ho dovuto leggere quella cifra parecchie volte, ve lo confesso. Con tutti quegli zero e le mani che tremavano non è stato facile.

E’ stata la prima volta che anziché chiamare il cliente al telefono, ci sono andata di persona, sventolando la sentenza come si fa con le bandiere.
Poco professionale, lo so, ma in fondo la professionalità l’avevo già dimostrata sul campo.

SOCIETA’ DI NETWORKING: UN NUOVO MODO PER FARE BUSINESS

Dopo mesi in cui ho rimuginato, mi sono documentata, ho studiato e valutato aspetti positivi e negativi, ho deciso di aderire ad un progetto volto al networking e incentrato sul marketing referenziale.

Mi sono iscritta quindi a BNI una società americana che crea gruppi di lavoro in cui la prima, fondamentale regola è che ciascun membro sia l’UNICO rappresentante della sua categoria.
I gruppi sono davvero variegati: c’è il notaio, il carrozziere, il commercialista, la parrucchiera, l’avvocato, l’assicuratore, l’idraulico ecc… Questi gruppi non fanno altro che incontrarsi ogni settimana e parlare molto brevemente del loro lavoro con lo scopo di farsi conoscere e favorire gli affari. Il concetto è: chi partecipa, così come un suo parente, amico, cliente ha sicuramente una necessità che può essere soddisfatta da una delle categorie presenti. Gli incontri sono quindi, unicamente, finalizzati a creare business.

La prima volta che me ne hanno parlato, ho subito pensato a quei “giochini piramidali” (vi ricordate l’aeroplanino?) o a relazioni obbligatorie in cui a chi presenta chi spettano “premi”, “regalie”, “provvigioni”. Niente di tutto questo. Non avrei mai aderito. E da buon avvocato, sono diffidente e vedo la fregatura girato ogni angolo.
E’ tutto assolutamente libero. Se un membro del gruppo o un suo conoscente si rivolge a me verrà trattato esattamente come il cliente che viene “da fuori”. Io non ho nessun obbligo nei suoi confronti né di chi mi ha mandato il cliente.

Lo trovo un modo molto intelligente di fare affari. Io che lavoro esclusivamente con il passaparola, ogni mattina mi sveglio e devo sperare che un mio cliente o ex cliente parli bene di me e che mi mandi clienti nuovi. E’ così che mi arriva il lavoro, da sempre.
Il punto è che questo meccanismo, assolutamente normale, è molto lento e poco costante.
Questo meccanismo, dentro BNI, è amplificato e stimolato OGNI SETTIMANA perché ogni settimana io mi interfaccio con un gruppo di persone che potrebbero aver bisogno di recuperare un credito o semplicemente di una consulenza.

Ho deciso di parlarvene perché nel mio gruppo mancano ancora molte categorie professionali e mi farebbe piacere crescesse. Se quindi siete di Bologna o lo sono vostri conoscenti che vogliono allargare il loro giro di affari, e avete piacere di venire anche solo a dare un’occhiata, potete contattarmi in privato alla e-mail: federicacaladea@gmail.com

Chubby Plump & Shine il nuovo Gloss di Clinique

Che cosa vogliamo noi donne?

TUTTO. Di qualsiasi cosa, ovviamente!

E in fatto di bellezza? Risposta facile: ci accontentiamo di una pelle stupenda, di capelli morbidi e setosi, di ciglia a ventaglio che spostino l’aria ad ogni battito e di labbra perfette, ossia idratate e voluminose.

A questo ultimo desiderio ha pensato Clinique che nella sua linea Chubby  ha inserito il gloss Chubby Plump & Shine (CIABBI PLAMP END SCIAIN – per mia madre).

Il Gloss, in una vasta gamma di colori, dona volume, luminosità, idratazione ed è molto resistente (qualità non sempre presente nei gloss). Inoltre dona una sensazione di freschezza o, per dirla in termini tecnici, frizza sulle labbra! 

La forma “a matitone”, poi, consente un’applicazione rapida anche senza necessità di specchio. Sempre per la linea Chubby, tra l’altro, Clinique ha fatto anche il fondotinta, il fard ed il mascara. Tutti dalla semplice e veloce applicazione. E’ quindi pensato per noi che riusciamo a truccarci in tutti i luoghi e tutti i laghi (sia esso la macchina, il corridoio dell’ufficio o la pensilina mentre corriamo per raggiungere il 20)

Personalmente amo i gloss dai toni naturali, perciò ho optato per il colore Jumbo Jem n. 6 ma c’era davvero l’imbarazzo della scelta.

Se vi piacciono i prodotti Clinique (come potrebbero non piacervi?) sappiate che sono in possesso di alcuni buoni che vi danno diritto ad uno sconto di 10 euro su una spesa minima di 30 € (ovviamente dei prodotti Clinique). I buoni sono validi fino al 13 maggio e sono spendibili presso la Profumeria Piselli di San Lazzaro di Savena (BO) via Jussi 8/a.

Se vi interessano, vi basterà scrivermi una e-mail: sarò lieta di regalarvi un buono, lasciandolo in una busta con il vostro nome direttamente nella Profumeria Piselli di Via Jussi 8/a a San Lazzaro.

Però affrettatevi! Primo perché i buoni sono pochi e secondo perché il 13 maggio è vicino!

La nuova linea Chubby Plump & Shine

 

Con l’esperta Clinique
I buoni acquisto in omaggio per voi!

 

 

IL PRODOTTO DEL MESE: OWAY E L’ESPERIENZA MULTISENSORIALE

La mia ricerca volta a trovare i migliori prodotti per i capelli, questo mese, mi ha portato ad Oway, un’azienda che ha fatto della green chemestry il suo punto di forza.
Prima di parlarvi dei prodotti che ho provato, mi piacerebbe raccontarvi di come nascono, perché non tutti (e mi ci metto anche io) leggiamo o sappiamo leggere le etichette, ignorando quanto sia importante puntare il più possibile su ingredienti di origine naturale.
In media noi donne applichiamo sulla nostra pelle più di 200 sostanze chimiche e circa il 60% di queste sostanze viene assorbito dal nostro corpo. Inquietante eh?
Tutti i prodotti Oway sono composti da un minino di 98,8% di principi attivi, oli essenziali ed emollienti di derivazione naturale, biologica, biodinamica ed etica. Per chi ancora non lo sapesse gli ingredienti biodinamici sono i più puri, concentrati ed efficaci in quanto provengono da coltivazioni in cui non sono stati usati pesticidi, insetticidi e fertilizzanti sintetici.
Ho quindi provato alcuni dei loro prodotti e l’ho fatto nel migliore dei modi: attraverso la Oway Head SPA.
Lo sapete che anche per i capelli esistono percorsi SPA? Ebbene sì e posso garantirvi che sono assolutamente da provare (e riprovare e riprovare…).
Per questa esperienza, per me totalmente nuova, sono stata al Chimica Zero Loft (in via Fratelli Rosselli 8 ab – sul sito trovate tutti i trattamenti, anche estetici, e i prezzi), un luogo dall’atmosfera Nord Europea, suddiviso in diversi ambienti, sia ampi che piccoli e riservati, ciascuno dedicato ad un’attività diversa, per vivere una vera e propria esperienza multisensoriale personalizzata.
Il mio percorso è iniziato con un piacevolissimo e rilassante massaggio di benvenuto (welcome cerimony) alla testa, al collo e alle braccia, secondo una sequenza precisa, con un olio essenziale al bergamotto (Bergamot Essential).
Successivamente, mi è stata fatta la diagnosi del cuoio capelluto e dello stelo del capello grazie all’utilizzo della tricocamera. Oltre ad esaminare lo stato di salute della mia testa (che se proprio volete saperlo era ottimo – scusate il momento autocelebrativo), l’analisi è fondamentale per personalizzare il trattamento, utilizzando i prodotti più adatti al proprio capello.
Successivamente, mi è stata fatta una doppia maschera. Sulla cute una maschera all’argilla e salvia, mentre sulle lunghezze una maschera formata dalla combinazione di due prodotti: il Glamorous Balm (un burro con mirto, olio di bergamotto e melone del Kalahari) e l’Alluring Oil (alloro, olio di mandorla e melone del Kalahari). Il profumo assolutamente puro e naturale degli ingredienti ve lo lascio immaginare.
Dopo essere stata in posa per una ventina di minuti sotto al calore di una lampada ad irradiazione di infrarossi, mi sono trasferita al lavello per il lavaggio e qui è avvenuta l’altra piacevole sorpresa.
Per sciacquare e lavare i capelli c’è una stanza apposita, intima e riservata, in cui c’è un solo lavello e, anziché la classica poltrona, una chaise longue massaggiante. Il lavaggio è avvenuto con altri due prodotti Oway: Moisturazing Hair Bath (con salvia, eufrasia, teak e mahogany) e la Moisturazing Hair Mask (con nocciole, miele, murumuru e olio di macadamia). Un toccasana per i capelli ma anche per il mio olfatto!

Per la fase finale di asciugatura e piega, mi sono trasferita in un’altra saletta, sempre riservata, nella quale la talentuosa Sabrina mi ha fatto una piega a dir poco perfetta (e voi sapete quanto io sia maniacale quando si tratta di piega!). Successivamente, sul capello asciutto, mi è stato applicato il Glossy Nectar, un olio ristrutturante per lucidare, nutrire e ristrutturare i capelli.

Sono rimasta realmente colpita da Oway. Non solo per la scelta di utilizzare prodotti biodinamici ed etici e all’attenzione per l’ambiente – assolutamente doverosa di questi tempi – ma per l’altissima qualità ottenuta dall’utilizzo di ingredienti puri e naturali. I miei capelli erano leggeri, delicatamente profumati, lucidi e super idratati.

Ovviamente non potevo uscire a mani vuote e con la scusa di continuare il mio percorso di benessere dedicato a corpo e capelli, ho acquistato alcuni dei prodotti utilizzati durante il trattamento, più il Detox Body Bath, un gel doccia detossinante e anti-aridità per il corpo.
Il packaging Oway è davvero raffinato e, ovviamente, riciclabile al 100% essendo solo in vetro trasparente o alluminio.

Se volete acquistare i prodotti Oway rivolgetevi a Betrix (per le zone di Bologna, Modena, Ferrara, Imola, Firenze, Massa, Lucca, Prato e Pistoia); per tutte le info potete andare sul loro sito, sulla loro Pagina Facebook oppure chiamare lo 051 572258. Per tutte le altre zone d’Italia, potete invece scrivere direttamente alla Oway alla sezione “Contatti”.

Qui sotto trovate le foto che documentano passo dopo passo la mia Oway Head SPA

Massaggio Welcome Cerimony con Bergamot Essential Oway
Olio Bergamot Essential Oway
Welcome cerimony (massaggio che comprende testa, collo e braccia)

 

Tricho-Analyzer (esame del capello con tricocamera)

 

Maschera all’argilla e salvia

 

Dettaglio della maschera preparata al momento con argilla e salvia

 

Alluring Oil e Glamorous Balm Oway

 

Maschere in posa sotto la lampada ad irradiazione di infrarossi
Al lavello con Moisturazing Hair Bath e Moisturazing Hair Mask
Un dettaglio di uno degli spazi di ChimicaZero Loft
Oway
Con Francesca Ventura (al centro), responsabile di ChimicaZero Loft e Sabrina, che mi ha accompagnato in tutto il percorso HEAD SPA
I miei acquisti

 

 

 

Effetto OWAY HEAD SPA

 

ILLUMINIAMOCI!

Le giornate si allungano, diventano più luminose e, in questa stagione, ricomincia la voglia di dare luce al proprio corpo.

Di solito, con l’arrivo della primavera, schiarisco i capelli e anche il trucco. Da tempo mi faceva gola il make up di Chiara Ferragni e quell’effetto luminoso che ha sul viso.

Come sempre accade quando decido di sperimentare nuovi make up, il primo passaggio è da Kiko. Si riduce la spesa, il rischio e anche i sensi di colpa se la sperimentazione dovesse essere un fallimento.

Ho scoperto così, per puro caso, che Kiko ha fatto uscire due nuove linee di make up dedicate alla Primavera e all’Estate, rispettivamente Spring 2.0 e Summer 2.0, entrambe dai colori naturali e luminosi.

Della linea Spring 2.0 ho acquistato l’illuminante  Natural Colour HighLighter . Ha sia proprietà correttive che illuminanti e la sua texture ha un effetto leggero e naturale. Va utilizzato per dare luce in determinati punti del viso come la zona sopra lo zigomo, il centro fronte e il mento (io però lo utilizzo solo sugli zigomi). Può essere utilizzato sia da solo, come blush, sulle guance per un effetto molto naturale e delicato, oppure unicamente come illuminante, sopra il make up abituale.

Dato che l’illuminate richiede un’applicazione molto precisa ho acquistato anche il pennello da viso Kabuki Brush della linea Spring 2.0.

Della linea Summer 2.0, invece, ho acquistato il fard Baked Blush Coral Bay che ha una texture in polvere cotta, effetto mat. Il colore è molto forte, quindi ne va usata una piccolissima quantità e, devo ammetterlo, ci sto ancora prendendo la mano per evitare le gote alla Heidi. Però, una volta applicato, dura dalla mattina fino alla sera senza bisogno di ritocco (e per me è fantastico perché ho detto definitivamente addio all’ “effetto anemico” di metà giornata). Anzi, dopo un po’ di tempo, quando si è uniformato perfettamente al viso, è ancora più bello.

Infine, sempre per la linea Summer 2.0 ho acquistato l’illuminante viso Golden Shell . Si tratta in questo caso di una texture liquida da usare sul viso o anche su tutto il corpo. Poche gocce color oro che possono essere mescolate al fondotinta, alla crema corpo o viso per una luminosità diffusa oppure “picchiettando” alcune gocce sul viso, dopo aver steso il fondotinta, per illuminare determinate zone (io lo uso solo sulla zona sopra lo zigomo e sotto l’arcata sopracciliare).

ATTENZIONE!

Un unico consiglio: se come me non avete (ahimè) più vent’anni, state molto attente a come usate l’illuminante perché se è vero che nelle zone giuste, regala un’aria più fresca e radiosa, è anche vero che mette in evidenza le rughe, pure le più piccole! Perciò state lontano dal contorno occhi, dalla fronte e dalle rughe naso labiali, se le avete.

Golden Shell
natural Colour Higlighter – 01 Iridescent Rose
Baked Blush Coral Bay
Kabuki Brush

 

FAMO A CAPISSE

Famo a capisse è una frase che amo molto perché in un mondo in cui siamo circondati da parole, post, proclama, diktat e milioni di bla, bla, bla e in cui tutti parlano ma pochi ascoltano, con l’uso di sole tre parole, puoi far passare il seguente messaggio: “Fermati, guardami, sturati le orecchie, ascolta bene ciò che ti sto dicendo ed immagazzinalo perché non te lo ripeterò più.”

FAMO A CAPISSE.
I social esistono ormai da parecchi anni. Internet, Whatsapp, Telegram, Messenger, la geolocalizzazione e ogni altra diavoleria (come direbbe mio nonno) non solo non hanno più segreti ma vengono utilizzati ormai da chiunque per chiunque.
Scriviamo all’avvocato su Whatsapp per chiedere un parere, su Messenger fissiamo appuntamenti con l’estetista, su Facebook chiediamo consulti medici, su Twitter cerchiamo la casa vacanza.
Internet è il nostro burattino e i vari dispositivi sono i fili che, con grande maestria, noi muoviamo, senza regole e senza misura, raggiungendo chiunque e qualunque cosa.
In questo rapidissimo evolversi delle nostre abitudini, tutti quegli atteggiamenti e quei modi di dire e fare, una volta prettamente riservati all’ambito strettamente confidenziale, sono diventati universali, dei passepartout che aprono qualunque porta senza preoccuparsi di concetti come privacy, educazione, rispetto e legalità.

Ma FAMO A CAPISSE.
Il fatto che si possa fare tutto, non significa che si debba fare tutto.
Il fatto che io abbia il numero di cellulare di un professionista, non significa che possa chiamarlo a qualsiasi ora del giorno o durante il week end.
Il fatto che il mio smartphone mi consenta di agganciarmi al Whatsapp del dottore, non significa che io possa chiedere un consulto mandando un messaggio di 78 righe come se scrivessi sul forum di AlFemminile.com.
Il fatto che un social chiamato Facebook ci chiami “amici” nonostante ci si conosca tramite la condivisione di un “Buongiornissimo, kaffèèè?” e una foto profilo, non mi autorizza a scriverti in privato per chiederti che lavoro fai e quanto guadagni.
Il fatto che io decida di inserirmi in una chat della classe o dell’asilo non significa che debba intasare la chat stessa di messaggi polemici lunghi quanto un romanzo breve perché dall’astuccio della mia Domitilla è sparita una gommina dei topi del Parmareggio o per scambiarmi la ricetta del polpettone in ventisette varianti.

La goccia che ha fatto traboccare il mio vaso ormai stracolmo, è stato questo episodio. Oggi ho letto di una mamma che, pensando di fare una cosa utile, ha inviato alla chat dell’asilo una foto della sua bimba per mostrare che aveva avuto una dermatite da contatto. Il suo (nobile) intento era, semplicemente, quello di avvisare i genitori nel caso notassero gli stessi segni sul corpo dei loro bimbi. Queste foto sono uscite dalla chat dei genitori della classe e sono state inoltrate a chiunque. Di chat in chat, sono state diffuse per tutta la scuola creando allarmismo. Senza contare il fastidio di essere fermata per strada da sconosciuti che le chiedevano come stava la bimba dopo aver visto le foto (sigh!). Lei ha reso pubblica la vicenda ed è arrivato l’immancabile commento che diceva così: “Basta non condividere i cazzi propri. Adesso lo hai imparato.”

Allora FAMO A CAPISSE.
Deve essere per forza così?
Siamo sicuri che basti sempre e solo dire: “Lo hai fatto tu, la colpa è tua?”
Il buonsenso ed il rispetto dove li mettiamo?

Siamo per caso animali, pecore, automi che necessitano di essere sgridati, minacciati, puniti, messi in riga altrimenti siamo autorizzati a dire e fare sempre e solo quello che ci pare?

Abbiamo bisogno di una legge che ci dica che siamo dei delinquenti se scriviamo “cagna” sotto alla foto di una ragazza scollata su Facebook?

Abbiamo bisogno di sentirci dire due, tre, quattro volte di non chiamare all’ora di pranzo o cena al cellulare delle persone?

E’ vero, noi siamo responsabili di ciò che diciamo, postiamo, facciamo.
E’ vero, rendere pubblico un pensiero o un’immagine è come mettere una barchetta di carta su un corso d’acqua: una volta lasciata andare, non potremo più controllarla e prevedere quale sarà la sua sorte.
Ma è anche vero che il fatto che si possa fare tutto non significa che si debba fare tutto.
Non è troppo tardi per capirlo.

Famo a capisse.

ADDIO A STEFANO MILANI, TALENTO INDISCUSSO E NOBILTA’ D’ANIMO

Era impossibile non notare Stefano quando entravi da Equipe Vittorio di San Lazzaro.
Era bello, anzi bellissimo, alto, elegante e si muoveva leggero, dedicando sorrisi a tutti.
Quando misi piede, per la prima volta, nel suo salone, il suo talento era già ben noto e per farsi tagliare i capelli da lui c’erano liste di attesa infinite. Non che mi dispiacesse, non avevo il coraggio di finire sotto le sue mani miracolose tanto ne ero intimidita. Poi, un giorno, alzai gli occhi e me lo ritrovai davanti.
Mi bastò scambiare due parole per capire che dietro quell’aspetto così perfetto e nobile c’era un uomo semplice, garbato, umile.
Impossibile non amarlo. In un mondo così privo di veri talenti e così pieno di millantatori, lui creava meraviglie in silenzio, chino e concentrato solo sul suo lavoro.
La tv, le interviste, i backstage dell’alta moda non lo hanno mai cambiato. Nei venticinque anni in cui ho frequentato il salone, lui era sempre lì, con la sua classe innata, a dispensare sorrisi e parole gentili a tutti, indistintamente, fossero clienti storiche o di passaggio.
Io non so quale fosse il suo film o il suo cibo preferito o se amasse il mare e viaggiare. Sono certa però che abbia ricevuto tanto amore e che continuerà a riceverne, perché persone come lui, che hanno lo straordinario talento di essere speciali senza neppure accorgersene, lasciano un segno indelebile nella vita di chi ha avuto la fortuna di conoscerle. La sua luce continuerà a brillare all’infinito.
Ciao Stefano, ora sì che gli angeli saranno più belli.

LA MAMMA, LA DIETOLOGA ASSEGNATA D’UFFICIO

Le nonne si sa, sono fissate con il cibo. Pare che, dalle quantità che ingurgitiamo ogni giorno, dipendano tutti gli equilibri del mondo.
Per loro siamo sempre sciupate. L’unica volta che mia nonna mi disse di vedermi bene fu quando ero incinta e avevo 25 chili in più.
Ora che lei non c’è più, la dietologa che mi è stata assegnata d’ufficio è mia madre, la quale convoglia sull’alimentazione qualunque mio stato psico-fisico.
– Sono stanca.
– E’ perché mangi poco.

– Ho mal di testa.
– Perché mangi poco.

– Ho mal di pancia.
– Mangi poco.

– Mi fa male una caviglia.
– E’ perché mangi poco.
– Scusa ma cosa c’entra con il male alla caviglia?
– Ti nutri poco, sei carente di vitamine e calcio, il calcio serve per rinforzare le ossa perciò se hai le ossa deboli è perché mangi poco.

Il cibo, in una famiglia come la mia in cui mamma adora cucinare, è sempre stato il motore della quotidianità familiare, il nucleo intorno al quale ruotava la nostra esistenza.
Alle otto della domenica mattina, la casa era già un concentrato di odori vari, che cambiavano a seconda della stagione, ad eccezione di uno, immutabile e resistente a qualsiasi variazione climatica: il soffritto.
Ho vissuto tutta la mia adolescenza con un incubo costante che si verificava puntualmente, alle sette della mattina, mentre facevo colazione. Il domandone fatidico: “Cosa vuoi mangiare a pranzo?
Ora voi capite che nella fase adolescenziale, tra il turbinio di ormoni, la musica orrenda sparata nelle orecchie, l’uscita pomeridiana con la Giò, la Baby, la Francy e la Lety e il diario segreto da riempire di stickers e foto di Tom Cruise (era la fase Top Gun), l’ultimo dei miei problemi fosse cosa mangiare a pranzo.
Inutile dire che la mia risposta era sempre la stessa: “Non lo so, quello che c’è!”
Tuttavia, per mia madre, quella risposta era inaccettabile. Il punto è che lei sentiva questa esigenza di variare il menu due volte al giorno e sperava che, con le mie richieste, potessi suggerirle delle idee.
Io. Che a dodici anni conoscevo l’esistenza di quattro tipi di cibo solido: pasta, pane, carne, verdure (e per verdure intendo tutta la roba verde che sta nel reparto orto-frutta) e credevo che si mischiassero tra loro grazie a qualche sorta di rito magico.
Ecco, se io rivolgessi questa domanda ai miei figli e loro mi rispondessero così, sarei la donna più felice del mondo. Io però non glielo domando. In primo luogo perché tra i miei tanti talenti non c’è quello di saper cucinare quindi il mio menù è vario quanto quello della paninoteca di una stazione di servizio. In secondo luogo, mi arriverebbero richieste assurde di hamburger a tre piani più patatine fritte, cotolette fritte fritte, lasagne fritte, trionfo di fritti.
E poi, mi sono ripromessa di non tormentare i miei figli con “Hai mangiato? Cosa vuoi mangiare? Perché mangi poco?” essendo una fervente sostenitrice del detto Bambino che non mangia, ha già mangiato o mangerà. Il cibo non può monopolizzare il dialogo tra madre e figli come accadeva a me.
Quando il mio bambino, come è accaduto oggi, verrà a casa e sentendosi pronto per un dialogo adulto mi chiederà:
“Mamma cos’è il sesso?” io gli risponderò:
“Hai mangiato? Cos’hai mangiato?”.

 

LASCIATE STARE OSCAR WILDE: IL BLOG PER CHI AMA LA LETTURA

Sono lieta di comunicarVi che oggi sul blog Lasciate Stare Oscar Wilde c’è un post a me dedicato.

Racconto la mia esperienza come scrittrice, la pubblicazione dei racconti in NVite e N+1Vite e la mia passione per le storie e la scrittura.

Se amate leggere, non potete non seguire Lasciate Stare Oscar Wilde (li trovate anche su Facebook e Twitter ), un gruppo di lettura di Milano nato da due menti femminili bionde e geniali, giusto per citare la loro presentazione, che ogni mese propone un libro da leggere e fissa una data per poterne parlare.

Il blog nasce per dare la possibilità a tutti i non milanesi di partecipare attivamente al gruppo di lettura, leggendo i libri proposti e scrivendo le proprie impressioni.

Colgo nuovamente l’occasione per ringraziare Lasciate Stare Oscar Wilde per avermi dato la possibilità e il privilegio di essere loro ospite.

Buona lettura!

 

 

 

 

 

 

LA PROVA COSTUME? PENSIAMOCI ORA

Una cosa in tanti anni l’ho imparata: la preparazione della prova costume inizia nel momento in cui la prova costume è una lontanissima minaccia.
E per due motivi. Uno, ben noto, riguarda il fatto che un esercizio e un’attenzione costante e duratura nel tempo, anche se minima, porta dritte dritte al traguardo prefissato. Due, non meno importante, è il risparmio economico. Sono diversi infatti i pacchetti ultra convenienti che centri di bellezza e palestre offrono in questo periodo.

Un esempio è il centro Timodella che è sempre all’avanguardia sul fronte della cura del corpo con macchinari innovativi, personale altamente specializzato e un’attenzione per le singole esigenze della clientela che li rende davvero speciali. Frequento questo centro dall’ormai lontano 2012 e parlo con cognizione di causa.

Proprio perché al centro Timodella mi conoscono bene, sanno quanto io sia pigra e voglia ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Bene, se siete come me, vi dico solo una parola: T-TONE.

Il T-Tone è un elettrostimolatore medicale avanzato (non lo trovate nei centri estetici per intenderci) che permette di personalizzare il programma di lavoro a seconda delle proprie esigenze. Si differenza dai comuni elettrostimolatori in quanto, oltre all’utilizzo dei raggi infrarossi per aumentare la vascolarizzazione e quindi l’apporto di ossigeno ai muscoli, prevede l’applicazione di creme tonificanti che, grazie al calore dei raggi infrarossi che dilata i pori della pelle, riescono ad agire con maggiore efficacia.

Si tratta di un trattamento perfetto per le persone pigre come me che preferiscono far lavorare i muscoli senza muovere un muscolo ma anche per chi, avendo problemi alle articolazioni o alla schiena, non può compiere sforzi. Perfetto inoltre come ginnastica post parto per tonificare i muscoli dell’addome.

Ovviamente il trattamento non ha alcuna controindicazione, richiede solo un po’ di tempo a disposizione – una seduta dura all’incirca 45 minuti – e costanza (inizialmente due sedute alla settimana, poi una per il mantenimento).

Il T-Tone è solo uno dei tanti trattamenti per perdere peso e tonificare che trovate nel centro Timodella. Se invece siete magre e toniche (beate voi) e volte solo essere belle, sappiate che il centro ha anche un’ampia area dedicata ai trattamenti estetici per viso e corpo (cerette, massaggi, radiofrequenza, pulizia viso e tanto tanto altro).

Info: Timodella Bologna

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Seduta di T-Tone
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T-Tone

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