IL PRODOTTO DEL MESE: OWAY E L’ESPERIENZA MULTISENSORIALE

La mia ricerca volta a trovare i migliori prodotti per i capelli, questo mese, mi ha portato ad Oway, un’azienda che ha fatto della green chemestry il suo punto di forza.
Prima di parlarvi dei prodotti che ho provato, mi piacerebbe raccontarvi di come nascono, perché non tutti (e mi ci metto anche io) leggiamo o sappiamo leggere le etichette, ignorando quanto sia importante puntare il più possibile su ingredienti di origine naturale.
In media noi donne applichiamo sulla nostra pelle più di 200 sostanze chimiche e circa il 60% di queste sostanze viene assorbito dal nostro corpo. Inquietante eh?
Tutti i prodotti Oway sono composti da un minino di 98,8% di principi attivi, oli essenziali ed emollienti di derivazione naturale, biologica, biodinamica ed etica. Per chi ancora non lo sapesse gli ingredienti biodinamici sono i più puri, concentrati ed efficaci in quanto provengono da coltivazioni in cui non sono stati usati pesticidi, insetticidi e fertilizzanti sintetici.
Ho quindi provato alcuni dei loro prodotti e l’ho fatto nel migliore dei modi: attraverso la Oway Head SPA.
Lo sapete che anche per i capelli esistono percorsi SPA? Ebbene sì e posso garantirvi che sono assolutamente da provare (e riprovare e riprovare…).
Per questa esperienza, per me totalmente nuova, sono stata al Chimica Zero Loft (in via Fratelli Rosselli 8 ab – sul sito trovate tutti i trattamenti, anche estetici, e i prezzi), un luogo dall’atmosfera Nord Europea, suddiviso in diversi ambienti, sia ampi che piccoli e riservati, ciascuno dedicato ad un’attività diversa, per vivere una vera e propria esperienza multisensoriale personalizzata.
Il mio percorso è iniziato con un piacevolissimo e rilassante massaggio di benvenuto (welcome cerimony) alla testa, al collo e alle braccia, secondo una sequenza precisa, con un olio essenziale al bergamotto (Bergamot Essential).
Successivamente, mi è stata fatta la diagnosi del cuoio capelluto e dello stelo del capello grazie all’utilizzo della tricocamera. Oltre ad esaminare lo stato di salute della mia testa (che se proprio volete saperlo era ottimo – scusate il momento autocelebrativo), l’analisi è fondamentale per personalizzare il trattamento, utilizzando i prodotti più adatti al proprio capello.
Successivamente, mi è stata fatta una doppia maschera. Sulla cute una maschera all’argilla e salvia, mentre sulle lunghezze una maschera formata dalla combinazione di due prodotti: il Glamorous Balm (un burro con mirto, olio di bergamotto e melone del Kalahari) e l’Alluring Oil (alloro, olio di mandorla e melone del Kalahari). Il profumo assolutamente puro e naturale degli ingredienti ve lo lascio immaginare.
Dopo essere stata in posa per una ventina di minuti sotto al calore di una lampada ad irradiazione di infrarossi, mi sono trasferita al lavello per il lavaggio e qui è avvenuta l’altra piacevole sorpresa.
Per sciacquare e lavare i capelli c’è una stanza apposita, intima e riservata, in cui c’è un solo lavello e, anziché la classica poltrona, una chaise longue massaggiante. Il lavaggio è avvenuto con altri due prodotti Oway: Moisturazing Hair Bath (con salvia, eufrasia, teak e mahogany) e la Moisturazing Hair Mask (con nocciole, miele, murumuru e olio di macadamia). Un toccasana per i capelli ma anche per il mio olfatto!

Per la fase finale di asciugatura e piega, mi sono trasferita in un’altra saletta, sempre riservata, nella quale la talentuosa Sabrina mi ha fatto una piega a dir poco perfetta (e voi sapete quanto io sia maniacale quando si tratta di piega!). Successivamente, sul capello asciutto, mi è stato applicato il Glossy Nectar, un olio ristrutturante per lucidare, nutrire e ristrutturare i capelli.

Sono rimasta realmente colpita da Oway. Non solo per la scelta di utilizzare prodotti biodinamici ed etici e all’attenzione per l’ambiente – assolutamente doverosa di questi tempi – ma per l’altissima qualità ottenuta dall’utilizzo di ingredienti puri e naturali. I miei capelli erano leggeri, delicatamente profumati, lucidi e super idratati.

Ovviamente non potevo uscire a mani vuote e con la scusa di continuare il mio percorso di benessere dedicato a corpo e capelli, ho acquistato alcuni dei prodotti utilizzati durante il trattamento, più il Detox Body Bath, un gel doccia detossinante e anti-aridità per il corpo.
Il packaging Oway è davvero raffinato e, ovviamente, riciclabile al 100% essendo solo in vetro trasparente o alluminio.

Se volete acquistare i prodotti Oway rivolgetevi a Betrix (per le zone di Bologna, Modena, Ferrara, Imola, Firenze, Massa, Lucca, Prato e Pistoia); per tutte le info potete andare sul loro sito, sulla loro Pagina Facebook oppure chiamare lo 051 572258. Per tutte le altre zone d’Italia, potete invece scrivere direttamente alla Oway alla sezione “Contatti”.

Qui sotto trovate le foto che documentano passo dopo passo la mia Oway Head SPA

Massaggio Welcome Cerimony con Bergamot Essential Oway
Olio Bergamot Essential Oway
Welcome cerimony (massaggio che comprende testa, collo e braccia)

 

Tricho-Analyzer (esame del capello con tricocamera)

 

Maschera all’argilla e salvia

 

Dettaglio della maschera preparata al momento con argilla e salvia

 

Alluring Oil e Glamorous Balm Oway

 

Maschere in posa sotto la lampada ad irradiazione di infrarossi
Al lavello con Moisturazing Hair Bath e Moisturazing Hair Mask
Un dettaglio di uno degli spazi di ChimicaZero Loft
Oway
Con Francesca Ventura (al centro), responsabile di ChimicaZero Loft e Sabrina, che mi ha accompagnato in tutto il percorso HEAD SPA
I miei acquisti

 

 

 

Effetto OWAY HEAD SPA

 

MIA CARA, ADORATA ROUTINE

La mia giornata, parecchio impegnativa non è ancora finita. Sono le quasi 23,00 e mentre tutti dormono, io, dopo aver sistemato la cucina, preparato la merenda per il grande, messo a posto i giochi sparsi per casa avendo cura di pestare un pezzetto di Lego o il braccio di una tartaruga Ninja giusto per fare pratica e migliorare nell’arte di implodere dentro senza emettere il minimo mugugno, ho ancora un post da correggere e un paio di e-mail a cui rispondere. Senza contare che devo struccarmi e lavarmi i denti (quando inventeranno i trucchi auto-struccanti?).

Sono stanca, anzi, sono a pezzi ma vi dirò una cosa, questo è uno dei momenti della giornata che preferisco e ho deciso di prendermi qualche minuto per scrivere questo post. 
Ho tutto sotto controllo, le persone che amo sono qui, al sicuro e stanno bene. 
Il calore che mi dà la casa, le luci soffuse, le porte delle camere dei bambini socchiuse, il rumore in lontananza della TV del vicino, il ticchettio dell’orologio della cucina sono una compagnia perfetta.

Chi ha detto che la routine deve essere necessariamente negativa? La mancanza di fantasia e la totale assenza di obiettivi nuovi lo sono. 
Le abitudini a me danno sicurezza.

Qualsiasi cosa succeda durante la giornata, arriverà il momento in cui mi ritroverò qui, nel silenzio della mia casa, con le luci soffuse, il respiro lento e caldo delle persone che amo, la TV dei vicini in lontananza, il ticchettio dell’orologio della cucina e mi sentirò al sicuro.

ILLUMINIAMOCI!

Le giornate si allungano, diventano più luminose e, in questa stagione, ricomincia la voglia di dare luce al proprio corpo.

Di solito, con l’arrivo della primavera, schiarisco i capelli e anche il trucco. Da tempo mi faceva gola il make up di Chiara Ferragni e quell’effetto luminoso che ha sul viso.

Come sempre accade quando decido di sperimentare nuovi make up, il primo passaggio è da Kiko. Si riduce la spesa, il rischio e anche i sensi di colpa se la sperimentazione dovesse essere un fallimento.

Ho scoperto così, per puro caso, che Kiko ha fatto uscire due nuove linee di make up dedicate alla Primavera e all’Estate, rispettivamente Spring 2.0 e Summer 2.0, entrambe dai colori naturali e luminosi.

Della linea Spring 2.0 ho acquistato l’illuminante  Natural Colour HighLighter . Ha sia proprietà correttive che illuminanti e la sua texture ha un effetto leggero e naturale. Va utilizzato per dare luce in determinati punti del viso come la zona sopra lo zigomo, il centro fronte e il mento (io però lo utilizzo solo sugli zigomi). Può essere utilizzato sia da solo, come blush, sulle guance per un effetto molto naturale e delicato, oppure unicamente come illuminante, sopra il make up abituale.

Dato che l’illuminate richiede un’applicazione molto precisa ho acquistato anche il pennello da viso Kabuki Brush della linea Spring 2.0.

Della linea Summer 2.0, invece, ho acquistato il fard Baked Blush Coral Bay che ha una texture in polvere cotta, effetto mat. Il colore è molto forte, quindi ne va usata una piccolissima quantità e, devo ammetterlo, ci sto ancora prendendo la mano per evitare le gote alla Heidi. Però, una volta applicato, dura dalla mattina fino alla sera senza bisogno di ritocco (e per me è fantastico perché ho detto definitivamente addio all’ “effetto anemico” di metà giornata). Anzi, dopo un po’ di tempo, quando si è uniformato perfettamente al viso, è ancora più bello.

Infine, sempre per la linea Summer 2.0 ho acquistato l’illuminante viso Golden Shell . Si tratta in questo caso di una texture liquida da usare sul viso o anche su tutto il corpo. Poche gocce color oro che possono essere mescolate al fondotinta, alla crema corpo o viso per una luminosità diffusa oppure “picchiettando” alcune gocce sul viso, dopo aver steso il fondotinta, per illuminare determinate zone (io lo uso solo sulla zona sopra lo zigomo e sotto l’arcata sopracciliare).

ATTENZIONE!

Un unico consiglio: se come me non avete (ahimè) più vent’anni, state molto attente a come usate l’illuminante perché se è vero che nelle zone giuste, regala un’aria più fresca e radiosa, è anche vero che mette in evidenza le rughe, pure le più piccole! Perciò state lontano dal contorno occhi, dalla fronte e dalle rughe naso labiali, se le avete.

Golden Shell
natural Colour Higlighter – 01 Iridescent Rose
Baked Blush Coral Bay
Kabuki Brush

 

CIGLIA GRANDIOSE CON LANCOME

Di mascara ne ho provati tanti ma alla fine torno sempre al vecchio amore che, per me, resta Hypnôse di Lancôme.

L’ultima volta che sono andata in profumeria però sono stata attratta dal nuovo arrivato.

Si chiama Grandiôse e, devo ammetterlo, è davvero sorprendente.

La particolarità di questo mascara sta nell’applicatore a Collo di Cigno che consente di raggiungere perfettamente anche gli angoli dell’occhio. Grazie allo stelo curvo e allo scovolino ad alta precisione è possibile rivestire tutte le ciglia dalla radice alla punta creando il tanto desiderato effetto a ventaglio.

All’interno della confezione trovate il foglietto illustrativo che mostra tutti i passaggi per usare al meglio l’applicatore. E’ più facile a dirsi che a farsi. Basterà seguire le indicazioni un paio di volte e, successivamente, l’applicazione vi verrà naturale.

FAMO A CAPISSE

Famo a capisse è una frase che amo molto perché in un mondo in cui siamo circondati da parole, post, proclama, diktat e milioni di bla, bla, bla e in cui tutti parlano ma pochi ascoltano, con l’uso di sole tre parole, puoi far passare il seguente messaggio: “Fermati, guardami, sturati le orecchie, ascolta bene ciò che ti sto dicendo ed immagazzinalo perché non te lo ripeterò più.”

FAMO A CAPISSE.
I social esistono ormai da parecchi anni. Internet, Whatsapp, Telegram, Messenger, la geolocalizzazione e ogni altra diavoleria (come direbbe mio nonno) non solo non hanno più segreti ma vengono utilizzati ormai da chiunque per chiunque.
Scriviamo all’avvocato su Whatsapp per chiedere un parere, su Messenger fissiamo appuntamenti con l’estetista, su Facebook chiediamo consulti medici, su Twitter cerchiamo la casa vacanza.
Internet è il nostro burattino e i vari dispositivi sono i fili che, con grande maestria, noi muoviamo, senza regole e senza misura, raggiungendo chiunque e qualunque cosa.
In questo rapidissimo evolversi delle nostre abitudini, tutti quegli atteggiamenti e quei modi di dire e fare, una volta prettamente riservati all’ambito strettamente confidenziale, sono diventati universali, dei passepartout che aprono qualunque porta senza preoccuparsi di concetti come privacy, educazione, rispetto e legalità.

Ma FAMO A CAPISSE.
Il fatto che si possa fare tutto, non significa che si debba fare tutto.
Il fatto che io abbia il numero di cellulare di un professionista, non significa che possa chiamarlo a qualsiasi ora del giorno o durante il week end.
Il fatto che il mio smartphone mi consenta di agganciarmi al Whatsapp del dottore, non significa che io possa chiedere un consulto mandando un messaggio di 78 righe come se scrivessi sul forum di AlFemminile.com.
Il fatto che un social chiamato Facebook ci chiami “amici” nonostante ci si conosca tramite la condivisione di un “Buongiornissimo, kaffèèè?” e una foto profilo, non mi autorizza a scriverti in privato per chiederti che lavoro fai e quanto guadagni.
Il fatto che io decida di inserirmi in una chat della classe o dell’asilo non significa che debba intasare la chat stessa di messaggi polemici lunghi quanto un romanzo breve perché dall’astuccio della mia Domitilla è sparita una gommina dei topi del Parmareggio o per scambiarmi la ricetta del polpettone in ventisette varianti.

La goccia che ha fatto traboccare il mio vaso ormai stracolmo, è stato questo episodio. Oggi ho letto di una mamma che, pensando di fare una cosa utile, ha inviato alla chat dell’asilo una foto della sua bimba per mostrare che aveva avuto una dermatite da contatto. Il suo (nobile) intento era, semplicemente, quello di avvisare i genitori nel caso notassero gli stessi segni sul corpo dei loro bimbi. Queste foto sono uscite dalla chat dei genitori della classe e sono state inoltrate a chiunque. Di chat in chat, sono state diffuse per tutta la scuola creando allarmismo. Senza contare il fastidio di essere fermata per strada da sconosciuti che le chiedevano come stava la bimba dopo aver visto le foto (sigh!). Lei ha reso pubblica la vicenda ed è arrivato l’immancabile commento che diceva così: “Basta non condividere i cazzi propri. Adesso lo hai imparato.”

Allora FAMO A CAPISSE.
Deve essere per forza così?
Siamo sicuri che basti sempre e solo dire: “Lo hai fatto tu, la colpa è tua?”
Il buonsenso ed il rispetto dove li mettiamo?

Siamo per caso animali, pecore, automi che necessitano di essere sgridati, minacciati, puniti, messi in riga altrimenti siamo autorizzati a dire e fare sempre e solo quello che ci pare?

Abbiamo bisogno di una legge che ci dica che siamo dei delinquenti se scriviamo “cagna” sotto alla foto di una ragazza scollata su Facebook?

Abbiamo bisogno di sentirci dire due, tre, quattro volte di non chiamare all’ora di pranzo o cena al cellulare delle persone?

E’ vero, noi siamo responsabili di ciò che diciamo, postiamo, facciamo.
E’ vero, rendere pubblico un pensiero o un’immagine è come mettere una barchetta di carta su un corso d’acqua: una volta lasciata andare, non potremo più controllarla e prevedere quale sarà la sua sorte.
Ma è anche vero che il fatto che si possa fare tutto non significa che si debba fare tutto.
Non è troppo tardi per capirlo.

Famo a capisse.

MARZO 2017

Ultimo giorno di Marzo.

Ho fatto delle belle foto, in giro per la città, tra ieri e oggi. Non ho scoperto posti nuovi, no. Sono le stesse strade che percorro quotidianamente. Ad essere diversa sono io. Sì, perché dopo tanto tempo, ho ricominciato a camminare alzando lo sguardo. Mi sono guardata intorno, ho notato dei dettagli, mi sono accorta delle cose. Cose che prima non avevo tempo, voglia, forza di guardare.

Mi sono affezionata a questo Marzo come se fosse una persona perché mi ha fatto stare bene come non stavo da tanto tempo. Troppo tempo. Forse più di un anno.

Mi sono ricordata come ci si sente quando si è sereni.

Guardate che è brutto e bello allo stesso tempo ricordarsi una cosa così. Fa quasi impressione non sapere cosa sia la serenità ed è una boccata di ossigeno bella grande sapere che cos’è la serenità.

Non lo so cosa mi riserverà Aprile, e i mesi a venire. Non lo so proprio.

Ma a Marzo dico grazie. Qualunque cosa accada.

LE SHOPPING BAG A PANNELLI, LA NOVITA’ DI PINKO PERFETTA PER LA PRIMAVERA E L’ESTATE

Con l’arrivo della primavera arriva anche la voglia di buttarsi alle spalle il grigiume dell’inverno e riempirsi di colori, ogni giorno diversi.

Le vetrine sono piene di splendidi oggetti da acquistare, che aumentano la voglia di nuovo che ci pervade ad ogni cambio stagione ma che, non sempre, possiamo permetterci.

Le nuove shopping bag di Pinko in questo sono perfette. Vengono vendute a pannelli, di diversi colori che, grazie alle zip laterali, si uniscono tra loro creando borse bicolour.

Ogni giorno, quindi, potete mixare le componenti ed avere una shopping bag diversa. Potete scegliere tra oltre dieci colori diversi, compreso l’oro e l’argento.

Io ho acquistato questi tre pannelli: nero, rosa antico e bianco.

Trovate tutte le info su sito di Pinko: www.pinko.com

IL PRODOTTO DEL MESE: FACE 04 DI KIKO

Lo so, lo so che appena avete letto il titolo avete storto il naso.

Ma ora vi racconto cosa è successo e sono certa che la maggior parte di voi si identificherà e mi dirà: “E’ capitato anche a me!”

Parecchio tempo fa, sono andata in profumeria per acquistare un fondotinta e ho fatto l’errore madornale di dichiarare che lo stendo con le dita.

La commessa mi ha guardato inorridita. Ha proprio sgranato gli occhi, come se le avessi detto che per hobby mi diverto a bastonare i vecchietti per strada. Insomma spalmare il fondotinta con le dita non si fa, pare sia un reato.

Ovviamente mi sono sentita in colpa, come se veramente andassi per strada a bastonare i vecchietti. Così mi sono fatta convincere (=abbindolare) ad acquistare il super pennello in peli di Mammut albino dell’Himalaya Limited Luxury Edition. Mi è costato più il pennello del fondotinta (perché ovviamente un pennello normale NON si può usare).

Il mattino dopo, ero pronta a sentirmi nuovamente meritevole di respirare la stessa aria dei comuni mortali, avendo in mano il pennello in peli di Mammut albino dell’Himalaya Limited Luxury Edition. Ho iniziato a usare questo coso dando delle spennellate sgraziate come un imbianchino alle prime armi. Un disastro. Pensavo fosse l’inesperienza ma dopo tre o quattro giorni la situazione non era migliorata e ho abbandonato presto l’arnese sentendomi pure in colpa per il povero Mammut sacrificato inutilmente.

Ovviamente sono tornata ad usare le mani e a mentire spudoratamente alle commesse ogni volta che acquistavo un fondotinta.

Poi, dopo anni, l’altro giorno, è arrivato LUI.

FACE 04 STIPPLING FOUNDATION BRUSH DI KIKO

Alcune ragazze di cui ho piena fiducia me ne hanno parlato benissimo e, visto il costo davvero basso (€ 13,95) ho deciso di provare.

Sentite, UN INCANTO.

Non va “spalmato” ma picchiettato sul viso, e non so quale sortilegio avvenga ma vi garantisco che il fondotinta sembra nebulizzato. Si stende perfettamente, in maniera uniforme e, secondo me, dura anche più del solito.

Ovviamente è sempre buona cosa usare una buona crema idratante come base e, ça va sans dire, un ottimo fondotinta.

Provate e fatemi sapere!

 

AGNESE, IL RACCONTO CHE INAUGURA LA COLLANA UNDICIMINUTI DI GEMMA EDIZIONI

Ho l’onore e l’immenso privilegio di inaugurare Undiciminuti, la collana di e-book di Gemma Edizioni con il racconto Agnese, già disponibile su Amazon ,  bookrepublic.it , Mondadori Storefeedbooks. com e tra pochissimi giorni anche sul sito www.gemmaedizioni.it al costo di € 0,99.

AGNESE
Dopo la morte della nonna, Agnese diventa l’unica erede di un amore segreto e travolgente.
Un lascito difficile da gestire, un racconto delicato sulla perdita e la riconquista dei sentimenti.

Perché sua nonna le aveva lasciato quella scatola? Che cosa conteneva? E perché non gliene aveva mai parlato? La morte era giunta improvvisa ed era quindi evidente che quel pacco fosse stato preparato in tempi non sospetti affinché l’anziana donna fosse certa che arrivasse nella mani della nipote.
Tirò lo spago avvolto intorno alla scatola ma era annodato con forza e servirono un paio di forbici per tagliarlo. Uno spesso scotch da pacco, poi, sigillava ogni possibile apertura. Probabilmente la nonna temeva che qualcuno tentasse di dare una sbirciata al contenuto. La curiosità di Agnese aumentò, cosa ci poteva essere lì dentro di così prezioso?

(AGNESE, Federica Caladea)