PREMIAZIONE CONCORSO LETTERARIO LA PENNA DEL DRAGO

Erano i primi giorni di settembre quando una cara amica mi disse che una Casa Editrice di Bologna aveva indetto un concorso letterario di narrativa e poesia. Il termine per consegnare il proprio lavoro scadeva il 15 di quel mese e proprio quel giorno, un’ora prima che chiudesse l’ufficio, con poca convinzione mi sono presentata nella sede della casa editrice, con il duenne al seguito (era appena uscito dall’asilo) e le sei copie del racconto in mano.

A distanza di poco più di un mese la Casa Editrice Edicik mi ha comunicato che il mio racconto era stata selezionato tra centinaia, piazzandosi all’ottavo posto. Ora la posizione non è certo prestigiosa ma per me è una grande soddisfazione. Senza contare che i racconti arrivati nelle prime nove posizioni otterranno la pubblicazione nella Rivista La Penna del Drago (il mio verrà pubblicato nel mese di Marzo).

Grazie alla Edicik e grazie a chi con affetto sincero continua a seguirmi e credere in me.

Qui il video della premiazione: video

 

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IL RACCONTO DEL MESE: DAENERYS TARGARYEN

Carmen spense l’ultima sigaretta del pacchetto contro il muro della palazzina. Era così nervosa che non riusciva neppure a pensare se quello che stava per fare fosse giusto oppure no ma ormai la decisione era presa: avrebbe lasciato Pietro, quello stesso pomeriggio, anzi, subito. Non poteva sopportare di restare un solo giorno in più in quell’appartamento. Entrò senza nemmeno tenere il portone alla vecchia del terzo piano incrociata nell’atrio, in fondo, non l’aveva mai sopportata quella, con tutte le lamentele sugli animali in condominio e le biciclette nel cortile interno. Era una liberazione non doversi preoccupare di risultare maleducata, visto che stava per lasciare quel palazzo per sempre. Prese l’ascensore, salì fino al nono piano, aprì a fatica la porta di casa perché le mani le tremavano e andò diretta in camera da letto ignorando Pietro che vide sbucare dalla cucina.
Carmen tirò fuori la valigia da sotto il letto e cominciò a buttarci dentro i vestiti alla rinfusa.
“Te ne vai? Bene!” disse Pietro entrando nella stanza.
“Sì, me ne vado, me ne vado immediatamente. Non voglio rimanere un secondo in più in questa topaia!”
“Ah adesso è una topaia! Questa topaia l’hai scelta tu, stronza! E l’hai arredata tu, con quei mobili merdosi dell’Ikea!”
“Ah! Hai proprio una bella faccia tosta! Almeno io ho tirato fuori i soldi per arredarla, la topaia! Se aspettavo te stavamo ancora seduti sugli scatoloni, tirchio di merda!”
“Tirchio a me? Tirchio a me? Guarda non farmi parlare che è meglio!”
“Parla! Parla coglione!”
“Se non era per i miei che ci hanno aiutato con il deposito cauzionale, la casa che tu hai scelto te la potevi pure scordare! Ho fatto di tutto per accontentarti! Hai scelto il quartiere, la palazzina, l’appartamento! Tanto chi li tirava fuori i soldi, il tirchio di merda!”
“Sei uno scorretto! La mia famiglia stava attraversando un brutto periodo, lo sai!”
“Già la tua famiglia sta sempre attraversando brutti periodi quando hai bisogno tu, mentre tra un brutto periodo e l’altro se ne va in crociera per il mondo o compra la macchina a quella ritardata di tua sorella!”
“Brutto cornuto, ritardata sarà tua madre!”
“Non offendere mia madre che ti metto le mani in faccia!”
“Ma sentite come la difende! Però quando quella stronza ti diceva di lasciarmi tu mica mi difendevi così!”
“Ma perché aveva ragione! Aveva ragione! Avrei dovuto lasciarti già un anno fa quando ho scoperto che chattavi su Facebook con quel coglione di Torino! Zoccola!”
“Zoccola io? Zoccola lo vai a dire a quella cessa della tua amica, quella con il brillantino nel dente da sfigata, che ti manda le faccine con i bacini su Whatsapp, mongoloide!”
Carmen mise tutte le scarpe dentro un sacco ma era troppo piccolo per contenerle tutte ed un paio le caddero a terra mentre percorreva il corridoio.
“Guarda che hai perso un paio di scarpe. Non sia mai che restino qui e la prossima che mi porto a casa pensi che stavo con un puttanone!”
“Ah ah ah rido! Ma chi trovi, dimmi, chi trovi che viene con te eh? Giusto la cessa col brillantino nel dente e non mi sembra proprio la principessa del Galles!”
“Puttana!”
“Coglione!”
“Strega maledetta, culona!”
“Imbecille, cazzo moscio!”
Carmen si caricò il più possibile per non dover tornare indietro. Prese due valige in una mano, tre borse nell’altra e una volta davanti alla porta si girò verso Pietro per l’ultimo offensivo saluto. Proprio mentre stava per aprire bocca, però, la sua attenzione andò al balcone e lì vide Daenerys Targaryen, la loro gatta. Come aveva potuto dimenticarla? Mollò il carico e si diresse verso la terrazza. Pietro, intuendo cosa stava per accadere, corse verso la micina urlando: “Eh no! Lei resta qui!”
Carmen afferrò l’animale dalle zampe anteriori ma Pietro riuscì a raggiungere le zampe posteriori ed iniziò a tirare verso di sé.
“Lasciala andare, zotico! Daenerys Targaryen è mia!”
“Non ci pensare nemmeno! Lei resta con me!”
“L’ho raccolta io dalla strada!”
“Ma solo perché io l’avevo vista vagare tutta sola e indifesa!”
“Sono io che ho deciso di portarla a casa dalla Sardegna! Idiota!”
“Io le ho pagato tutte le visite del veterinario! Deficiente!”
“Mollala!”
“No mollala tu!”
“Lasciala, bastardo!”
“Non ci penso nemmeno, lasciala tu, stronza!”
La povera gatta, strattonata da una parte e dall’altra, tentò di divincolarsi ma nello scatto improvviso fece un salto troppo alto e cadde giù dal balcone. Un volo di venticinque metri che non le lasciò scampo.
“Daenerys Targaryen!!!” urlò Carmen sporgendosi dalla ringhiera.
“Oh mio Dio!” Pietro si portò le mani ai capelli.
La fissarono attoniti. Daenerys Targaryen stava lì, spiaccicata sul marciapiedi, con le zampette aperte, come una pelle d’orso davanti al camino dello chalet di qualche film erotico-kitsch con il sassofono in sottofondo.
Pietro guardò Carmen e l’abbracciò. Lei lo strinse più forte.
“Non piangere.”
I due ragazzi, si sporsero nuovamente dalla ringhiera rimanendo abbracciati l’uno all’altra.
“Che terribile incidente, povera micetta!”
“Un volo incredibile, ma quanto avrà saltato?” chiese Carmen.
“Almeno trenta metri.”
“Cazzo!”
“Ma non dicevano che i gatti hanno sette vite?”
“Eh mi sa che questa era la settima allora. Aspe’ ma sono sette o nove vite?”
“Sette. Forse ti confondi col gatto a nove code.”
“Oddio è vero! Che scema, ah ah ah! Dici che avrà sofferto?”
“No, manco se ne sarà resa conto. Hai visto come si è spiaccicata?”
“Oddio che impressione, mi ha ricordato quando sono scivolata a pattinare, ti ricordi che botta al polso?”
“Me lo ricordo sì, te lo sei rotta.”
“Ti ricordi le risate all’ospedale con quell’infermiere imbranato?”
“E’ vero, me l’ero dimenticato!”
I due ragazzi risero fissandosi negli occhi. Carmen abbassò lo sguardo, si morse il labbro e si spostò una ciocca di capelli dal viso.
“Quanto sei bella quando ridi. Domani sai che facciamo, amore mio? Andiamo a prenderci un altro gatto.”
“Uh che bello! Stavolta voglio un Silvestrino, tutto nero con le zampette ed il musino bianco. Che a pensarci bene, Daenerys Targaryen era tanto caruccia ma a me i gatti rosci non è che mi sono mai piaciuti tanto.”
“Manco a me.”
“Birretta?”
“Birretta!”cat-1583430__180